Ipoacusia: cause, sintomi e rimedi

mano orecchio ipoacusia

Secondo un recente sondaggio, più di 2 persone su 3 non sanno cosa significhi il termine ipoacusia. Esito che certamente non sorprende. Ipoacusia non è un vocabolo di uso comune ed entra a far parte della vita di qualcuno soltanto nel momento in cui arriva un riscontro di questa condizione in prima persona. Tendenzialmente, dopo una visita uditiva da parte di uno specialista

Ipoacusia, in realtà, è la definizione generica che gli esperti attribuiscono ad un calo dell’udito, indipendentemente dall’origine, dalla durata e dalle caratteristiche del deficit. Ogni perdita uditiva può rientrare nell’ampia categoria dell’ipoacusia, a partire dalle orecchie tappate a causa di un raffreddore o un tappo di cerume passando per la fisiologica debolezza uditiva durante la terza età (nota come presbiacusia), fino alle sordità scaturite dall’esposizione ai rumori o da lesioni all’organo uditivo e alle tante altre eventualità che provocano una riduzione delle capacità d’ascolto. Temporanea o definitiva che sia. 

L’ipoacusia è tutto questo, motivo per cui soltanto personale qualificato che possiede competenze e strumentazioni mediche adeguate potrà essere in grado di formulare una diagnosi precisa della singola situazione. Identificando, quindi, natura, entità e matrice dell’eventuale perdita uditiva in corso, delineando di conseguenza il trattamento migliore e, laddove l’ipoacusia fosse definitiva e irreversibile, delineare un quadro preciso sui possibili approcci riabilitativi a disposizione. Tra cui, per esempio, l’adozione di apparecchi acustici appositamente programmati per compensare le specifiche lacune uditive del paziente oppure interventi più invasivi – ma talvolta preziosi e inevitabili – come l’installazione di un impianto cocleare.

Ci sono diverse categorie di specialisti dell’udito che si occupano della materia: otorinolaringoiatri, audiometristi e audioprotesisti sono senz’altro le figure professionali più indicate a prendersi cura delle nostre orecchie. Ognuna di esse con un focus ben preciso.

Sintomi principali dell’ipoacusia

Forse, parlare di sintomi dell’ipoacusia non è completamente corretto, anche perché spesso è la stessa ipoacusia a delinearsi come un sintomo di una patologia, una sindrome o un disturbo. 

Meglio parlare di piccoli o grandi segnali che dovrebbero far accendere un campanello d’allarme:

  • significativa difficoltà a sentire la voce degli altri, che sia dal vivo o al telefono, soprattutto all’aperto e in presenza di rumori;
  • volume della tv spesso alzato, inconsapevolmente, a dismisura;
  • le persone con deficit uditivo tendono ad aumentare il tono di voce.

Queste sono senz’altro le principali manifestazioni di ipoacusia. Ad esse, possono essere associati alcuni fenomeni di malessere fisico tra cui vertigini e tendenza a perdere l’equilibrio oppure episodi frequenti di acufene, ovvero la sensazione di sentire un fischio o un ronzio all’orecchio in assenza di una fonte sonora esterna che lo produce. 

Conseguenze dell’ipoacusia

Come rivelano gli esiti di numerosi studi, sottovalutare l’ipoacusia non è certamente una buona idea. Non solo perché sentire poco significa rinunciare a vivere al meglio delle proprie possibilità, ma soprattutto perché i problemi di udito possono avere ripercussioni significative sul benessere di chi ne è afflitto. Fisiche e mentali.

Diversi esperti, infatti, sostengono che i deficit comunicativi derivanti dall’ipoacusia possano associarsi ad una maggiore probabilità di sviluppare demenza senile e Alzheimer

Altri studiosi, invece, hanno posto l’attenzione sulle conseguenza dei problemi uditivi rispetto al benessere mentale. In particolare, emerge una maggiore attitudine dei soggetti ipoacusici a soffrire di attacchi di ansia e depressione a causa del disagio sociale derivante dal proprio handicap. 

Ulteriori filoni di ricerca si sono soffermati sulla maggiore propensione agli incidenti domestici o a fenomeni di emicrania cronica tra le persone “poco udenti”.

Ipoacusia: possibili rimedi

Come accennato nella prima parte del post, all’interno dell’ampia categoria dell’ipoacusia possono rientrare vari casi di perdita uditiva. Inevitabilmente, ognuna di queste eventualità prevede un approccio terapeutico o riabilitativo differente, a seconda della causa e delle caratteristiche specifiche del deficit.

Per esempio, se la perdita uditiva è causata da raffreddore (sordità rinogena), il trattamento antibiotico o antinfiammatorio prescritto dal medico di base per la guarigione dal colpo di freddo è anche quello più indicato per la risoluzione della momentanea ipoacusia. Se, invece, l’orecchio è tappato a causa di un tappo di cerume, la risoluzione prevede la sua estrazione per mano di un otorino.

Il discorso diventa più sfumato e complesso quando l’ipoacusia è irreversibile ed è riconducibile a danni o malfunzionamenti dell’organo uditivo. Ognuno di questi casi, necessita un’osservazione dettagliata prima che possa essere delineato un efficace percorso riabilitativo. 

Esistono, infatti, diverse tipologie di ipoacusia

Le principali sono:

Scopriremo ciascuna di queste forme di ipoacusia, e molto altro, nei prossimi articoli che pubblicheremo su questo blog.

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