
Sebbene gli ultimi dati abbiano evidenziato un lieve incremento nell’adozione di apparecchi acustici in Italia rispetto a qualche anno fa, è altrettanto vero che l’utilizzo di questi dispositivi incontra ancora molta resistenza.
Un po’ perché si tendono a sottovalutare i problemi di udito e le conseguenze che comportano sulla salute fisica e mentale, un po’ per i pregiudizi ed il timore di essere giudicati “vecchi” o “fragili”, un po’ per la difficoltà ad accettare un prezzo ritenuto spesso spropositato.
Alcune leggende sugli apparecchi acustici e sul benessere uditivo contribuiscono a stimolare questa resistenza. Ce ne sono soprattutto 5 particolarmente diffuse: meglio fare chiarezza.
“Una volta che li inizi ad indossare, quando te li togli senti ancora peggio di prima”: c’è persino qualcuno che sostiene questa bizzarra e discutibile teoria secondo la quale l’uso degli apparecchi acustici renderebbe l’udito più debole. Assolutamente falso. È semplicemente una questione di percezione: iniziare ad indossare apparecchi acustici permette di cogliere in maniera nitida la differenza tra il prima ed il dopo.
È opinione diffusa che gli apparecchi acustici si limitino a dare più volume a tutti i suoni circostanti: in realtà esistono dispositivi che fanno questo e si chiamano amplificatori acustici. Quest’ultimi sono una specie di lente d’ingrandimento per i suoni, ma non sono dispositivi medici ed utilizzarli per troppo tempo può arrecare seri danni all’udito. Gli apparecchi acustici, invece, agiscono in maniera completamente differente: sono dei piccoli computer altamente sofisticati che, dopo una programmazione da parte di un tecnico audioprotesista, modellano il suono rendendolo personalizzato per l’ascoltatore in base alle sue specifiche carenze.
Questo è un retaggio che resiste da anni, sebbene nulla sia più lontano dalla realtà per diverse ragioni. Innanzitutto, i problemi di udito non sono una condizione che colpisce unicamente le persone anziane: in generale, l’età media dei soggetti ipoacusici si è ridotta negli ultimi anni. Ma, cosa più importante, gli apparecchi acustici moderni sono belli, eleganti, degli accessori di moda a tutti gli effetti alla stregua delle cuffie wireless di ultima generazione che vengono indossate e messe in bella mostra anche dai più giovani. E poi, in fondo, continuare a ripetere cosa viene detto per le ripetute incomprensioni non fa sembrare più vecchi?
C’è una scarsa consapevolezza sulle possibili ripercussioni dei problemi di udito rispetto alla salute del cervello ed al benessere mentale. L’ipoacusia, infatti, si riflette sulla plasticità del cervello e risulta statisticamente associata ad un maggior rischio di demenza senile e altre patologie neurodegenerative. Inoltre, la frustrazione per il deficit si riflette spesso sull’umore fino a scaturire episodi di ansia e depressione: ecco perché prendersi cura del proprio udito, a qualsiasi età, permette di preservare o recuperare una buona qualità di vita.
Falso: i risultati non arrivano né subito, né facilmente. Gli apparecchi acustici, infatti, contribuiscono a compensare la propria debolezza uditiva permettendo un ascolto di buona qualità e di proteggersi dalle conseguenze negative dell’ipoacusia. Tuttavia, indossare i dispositivi è una parte integrante di un percorso riabilitativo che richiede tempo e costanza per recuperare delle buone capacità uditive grazie al supporto di un tecnico audioprotesista. In ogni caso, anche questa è una leggenda altrettanto lesiva dell’immagine degli apparecchi acustici come quelle precedenti perché contribuisce a creare delle aspettative sbagliate, che inevitabilmente non possono essere esaudite, incentivando di conseguenza un passaparola negativo.
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